quando l'esperienza indica la via alla conoscenza

UN CASO: M.


M. è arrivato all’inizio dell’anno ed è stato inserito nella classe (...). Per quanto riguarda la delineazione della patologia del ragazzo, sono stati intrapresi contatti con la neuropsichiatra di riferimento e dopo poco tempo l’arrivo dello studente nella scuola è stata convocata una riunione cui hanno partecipato:
  • Dirigente scolastico
  • Neuropsichiatra
  • Assistente sociale
  • Docente di sostegno alla classe
  • Docente Facilitatrice d’apprendimento
  • Docente coordinatrice della classe
  • Docente di Lettere
  • Docente di educazione Musicale
  • La famiglia
 I passi possibili per il completo inserimento sono stati ostacolati dalla mancanza della residenza. Questo fatto ha precluso la possibilità di avere un docente di sostegno e l’educatore del Comune. Non avendo la possibilità di avere il sostegno ed essendo M. un neo arrivato, è stato deciso di inserirlo nel laboratorio di Alfabetizzazione I.

ORGANIZZAZIONE DEL TEMPO SCUOLA
quintocd.it

Il ragazzo ha passato gran parte delle sue ore scolastiche nel laboratorio di Alfabetizzazione I, con la Docente Facilitatrice d’apprendimento, Francesca Laudone .
Gli obiettivi differenziati pensati subito per lui e perseguiti poco per volta  nel Laboratorio di Alfabetizzazione I sono stati:
  • Inserimento graduale
  • Socializzazione con il piccolo gruppo
  • Apprendimento dei primi vocaboli della sopravvivenza
  • Confidenza con l’edificio scolastico
  • Familiarità con le figure di riferimento
  • Apprendimento dei primi rudimenti di letto-scrittura
  • Conoscenza di programmi pc e autonomia d’utilizzo
Tutti gli obiettivi sopra riportati fanno parte del Protocollo Accoglienza alunni stranieri, ma, dopo le prime osservazioni, si è valutato che anche M. poteva seguire almeno inizialmente lo stesso percorso, modulato ogni volta sulle necessità e sulle risposte dell’alunno.

A seguito del primo periodo, la Facilitatrice d’apprendimento ha stilato una relazione iniziale, riportata di seguito per ampi passaggi:
Relazione iniziale 
L’alunno è arrivato (…) ed è stato inserito nella classe (…). L’alunno proviene dalla (…) ed è affetto da disabilità importante, con un grave ritardo mentale, come da diagnosi funzionale dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Bassini. La famiglia si è presentata in segreteria alla fine del mese di (…), spiegando che il ragazzo è arrivato in Italia (…). I genitori si sono subito premurati di iscriverlo nelle scuole di (…), ove era residente, ma è stato rifiutato da tutti. La madre non ha addotto alcuna motivazione. In seguito al cambio di residenza, la famiglia lo ha iscritto nel nostro Istituto. Dal colloquio avuto con il Dirigente, il dott. Stefano Bonanomi, molto sensibile ai problemi dell’integrazione,che,  nonostante fosse consapevole delle problematicità che il caso avrebbe creato, si è detto disponibile ad accoglierlo a determinate condizioni. Convocati il Vicario , l’insegnante di Sostegno, la facilitatrice d’apprendimento, si è tentato di capire quali fossero le modalità migliori per un proficuo inserimento. I docenti, pur consapevoli che la  scuola secondaria di 1° grado non è sicuramente adatta ad accogliere un ragazzo con quelle problematiche, ma rendendosi conto che nessuna scuola l’avrebbe accolto ad anno scolastico iniziato, hanno pensato di accettare l’iscrizione progettando, per quanto possibile, un percorso adatto alle sue possibilità, con un orario flessibile.

Lunedì

Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì


8.00/8.55
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8.55/9.50

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9.50/10.40

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11.45/12.40









E’ chiaro che così facendo sono state fatte delle scelte obbligate e faticose, perché l’insegnante di sostegno di riferimento seguiva già due alunni con disabilità media per un totale di 18 ore. Ai due studenti si è aggiunto anche M. E’ stato quindi necessario riorganizzare tutto l’orario interno. A questo punto, a seguito di una riunione effettuata con il dirigente, il collaboratore vicario e gli insegnanti, si è deciso che il ragazzo potesse frequentare il laboratorio di alfabetizzazione, seguito dal facilitatore d’apprendimento, che, con il coordinatore, gli insegnanti di classe, ha quindi steso un percorso personalizzato, dopo aver valutato abilità e competenze. Dalla diagnosi funzionale risulta che:
M.  (segue diagnosi) e necessità di assistenza continua. A tutto questo si aggiunge il fatto che il ragazzo, provenendo dalla (…), ha dovuto necessariamente iniziare anche un percorso di alfabetizzazione della lingua italiana.
Dalle prime osservazioni, risulta che :
·         l’autonomia personale: il ragazzo riesce a vestirsi, ma non è capace di allacciarsi le scarpe. Mangia da solo, è autonomo nell’uso del bagno e si orienta bene nell’edificio scolastico. Svolge le attività se controllato.
·         Socializzazione: il ragazzo si trova molto bene nel laboratorio di alfabetizzazione, dove ricerca spontaneamente il rapporto con insegnanti e compagni. Nel gruppo classe trova ancora delle difficoltà.
·         abilità percettive: il ragazzo attualmente riconosce i suoni e i rumori della vita quotidiana; sa abbinare i suoni agli oggetti che li hanno prodotti. Riproduce i suoni ascoltati e riproduce i ritmi. Riesce a discriminare i suoni.
·         abilità psicomotorie: si muove in modo impacciato
·         orientamento spazio temporale: non individua le principali relazioni spaziali fra gli oggetti non riesce ad orientarsi all’interno della scuola
·         abilità attentive: molto limitate
·         abilità logico-matematiche: minime
·         abilità linguistico-espressive: percorso personalizzato
·         linguaggio non verbale: ascolta e riproduce diversi tipi di musica

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Il ragazzo si è integrato perfettamente nel piccolo gruppo. Per quanto riguarda il gruppo classe, riscontra ancora difficoltà nell’interazione con i compagni, anche perché, avendo bisogno di un costante rapporto uno a uno, lasciato solo a eseguire una consegna, non è in grado di organizzarsi autonomamente. Fortunatamente gli insegnanti, creando un clima di accoglienza, hanno fatto sì che anche gli altri studenti divenissero tutor e punti di riferimento. Si è potuto notare inoltre che il ragazzo manifestava un particolare interesse per la musica, che lo assorbe completamente e che rende i suoi tempi d’attenzione molto più lunghi. Si è deciso, quindi, di improntare tutto il percorso pensato per lui sulla musica, come veicolo principale e virtuoso di apprendimento. Si sono scelte delle canzoni con testi molto semplici che potessero essere memorizzate facilmente. Il ragazzo ha potuto imparare divertendosi nuove parole e generalizzare  la conoscenza in contesti diversi. Il secondo passaggio è stato quello di isolare le singole parole e memorizzarle. In seguito tali termini sono stati riscritti su un cartellone e a ciascuno è stato abbinato un disegno, in modo da renderne immediato il riconoscimento. Le stesse parole sono state utilizzate per formare frasi di senso compiuto, diverse da quelle iniziali. Successivamente si è passati alla suddivisione in sillabe che, unite in modo diverso, formassero nuovi termini e nuove frasi. L’ultimo passaggio è stato quello di riconoscere vocali e consonanti, estrapolate dal contesto iniziale, ma utilizzate per la formazione di nuovi termini e nuove frasi. Con questo metodo lo studente ha imparato a leggere e a scrivere parole in sillabe. Tale risultato, viste le difficoltà di M., è da ritenersi un successo. E’ bene ricordare, tuttavia, che per il completamento della sua personalità manca tutta la parte manuale. Sarebbe utile interfacciarsi con qualche associazione del territorio, che desse modo al ragazzo di poter fare tutte quelle attività utili alla sua crescita (sport, psicomotricità…), che la scuola non è in grado di offrire.